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'Che genere di sensazioni hai quando danzi?'-'Non lo so... Una bella sensazione. Me ne sto lì, tutto rigido... Ma dopo che ho iniziato dimentico qualunque cosa, e... è come se sparissi. Sento tutto il corpo che cambia, ed è come se dentro avessi un fuoco. Come se volassi... Sono un uccello. Sono elettricità... Sì, sono elettricità' - "Billy Elliot"
'C'è un colpo perfetto che cerca di ragiungere ciascuno di noi. Non dobbiamo far altro che toglierci dalla sua traiettoria, lasciare che lui scelga noi' - "La leggenda di Bagger Vance"
'Il pensiero è reale, la materia è illusione' - "Aldilà dei sogni"
..:: Il Sogno ::..
domenica, 18 dicembre 2005
“Gesù vide dei bimbi che succhiavano il latte.
Disse ai suoi discepoli : Questi bambini che prendono il latte assomigliano a coloro che entrano nel Regno.
Gli domandarono: Se noi saremo bambini entreremo nel Regno? . Gesù rispose loro: Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l'esterna, la parte esterna come l'interna e la parte superiore come l'inferiore allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo dì una mano,un piede in luogo di un piede e un'immagine in luogo di un'immagine, allora entrerete nel Regno.”
Dal vangelo secondo Tommaso
Sognato da Astralia
alle 00:37
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lunedì, 12 dicembre 2005
“Mi sono sempre sentito isolato in queste riunioni
sociali:
l’eccesso di gente mi impedisce di vedere le
persone… “
Mario Quintana
Sognato da Astralia
alle 12:13
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domenica, 11 dicembre 2005
"Le cose che contano sono semplici.
Sono quelle che ti fanno dire: <Questo è vero, mi pare di averlo sempre saputo>"
Edward Bach 
Sognato da Astralia
alle 14:08
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domenica, 04 dicembre 2005
4/12/2005 IL GRANO provvedi che questo grano sia ben mietuto e che renda molti chicchi. affinché si impinguino i chicchi.” (Teocrito, Idilli, X – I mietitori, Il canto del Lavoro) Il grano e la sua simbologia rappresentano una componente molto forte e comune alle culture soprattutto europee, ma presente anche presso popoli come gli Egizi. In tutte le società agricole fin dalla preistoria, troviamo il cosiddetto “spirito del grano”, in forma maschile o femminile a seconda delle diverse aree culturali ed epoche storiche, che moriva simbolicamente nell’ultimo covone mietuto per rinascere l’anno successivo con il nuovo raccolto. Una delle celebrazioni più famose e importanti legate al culto della divinità agreste, erano i Misteri Eleusini, in cui le vicende di Demetra e Kore vengono trasformate, dal mito di Dioniso e dagli insegnamenti di Pitagora, in un rito vero e proprio. In essi il carattere esoterico era decisamente predominante, e si articolava in una serie di prove e di tappe iniziatiche previste per l’adepto, con grande cura riservata ai particolari: dagli abiti, ai colori, agli strumenti, al momento astronomico in cui se ne decideva l’inizio. L’eredità dei misteri eleusini fu raccolta soprattutto dalla Sicilia. Il rapimento di Kore viene qui fatto rivivere sulla piana di Enna, e, oltre a riproponimenti e riproduzioni abbastanza fedeli ai Misteri di Eleusi, troviamo numerose usanze popolari come impiegare un linguaggio scurrile, raccontare barzellette o inscenare commedie per cercare di “strappare un sorriso” alla dea in lutto per la figlia scomparsa, sorriso che diviene simbolo della spiga-rinascita. Ci sono anche delle curiose varianti, tra cui una per cui la stagione ingrata in cui la dea della fioritura è sotto terra non è l’inverno piovoso, ma l’estate riarsa. Tornando alla tradizione di “mangiare il dio”, ne troviamo tracce anche nella religione cristiana, con il sacramento dell’eucarestia. In occasione di Samhain per i pagani, o “festa dei morti”, si prepara in molte regioni d’Italia il cosiddetto “pan dei morti”, farcito con le noci e l’uva passa, in onore dei defunti che in quella ricorrenza rivivono attraverso i vivi, oppure si riempie la classica calza con del grano cotto, il “grano dei morti”. Abbiamo parlato di greci, cristiani, civiltà europee e mediterranee, ma anche in popolazioni come quelle sudamericane, antecedenti alla scoperta dell’america, il ciclo stagionale, essenza dei culti agrari, era conosciuto e largamente celebrato: presso gli aztechi la ciclicità della vita veniva rappresentata prevalentemente dall’accensione e dallo spegnimento del fuoco, da sempre elemento associato al grano e alla spiga nelle iconografie antiche, come quando si raffigurava la Madre con la fiaccola e la melagrana in mano, simbolo della qualità rigenerante, concretizzata nelle spighe come nei semi. Ancora oggi troviamo il fuoco come simbolo sacro, di trasformazione e di sublimazione, ed è ben noto il concetto di Fuoco Sacro, proprio a tutte le religioni mai esistite. Vivix-Astralia (Scritto per Ynis Afallach Tuath)
“Signora delle stagioni, tu che moltiplichi i frutti e le spighe
Lavoratori i mannelli stringete,
il taglio del covone esponete al soffio di Zefiro o a tramontana
Vi fu un tempo in cui le piante erano considerate una diretta espressione della divinità; alle piante gli uomini chiedevano protezione e conforto, illuminazione e consiglio, e intorno ad esse fiorirono tutta una serie di miti e leggende in cui il Mistero della Natura e il Mistero del Divino erano una cosa sola.
All’interno di tali miti la coltivazione dei cereali in generale, e del grano in particolare, fatta delle fasi di semina, crescita e mietitura, era associata alla morte e rinascita della vita e della Natura, e dunque al ciclo delle stagioni, che l’uomo ebbe modo di osservare dopo che passò dal nomadismo alla vita sedentaria.
Da tale credenza derivavano riti e cerimonie particolari. Come nelle campagne inglesi del Devonshire e in quelle scozzesi, in cui, in base a usanze in voga fino ai primi del ‘900, era importante assicurarsi della morte dello spirito del grano, ai fini di una rinascita l’anno successivo, schernendo e brutalizzando colui che aveva mietuto per ultimo, dopo averlo ricoperto di spighe e agghindato come un covone, esorcizzando simbolicamente la sventura della fine della vita, che egli aveva assorbito su di sè. O come nel mondo greco, in cui l’ultimo covone mietuto veniva dato in pasto alle mucche per propiziarne la fertilità o alle donne incinte, per garantirgli un parto felice.
Molto frequente e più largamente diffusa, era l’associazione dello “spirito del grano” alla figura della Madre. Tutta la civiltà cretese-egea venera la Potnia, signora, patrona, la terra, la Grande Madre che dà la vita e sperimenta la morte per poi tornare nuovamente alla vita, depositari della natura e del ciclo vitale.
Un’usanza molto ricorrente, nell’ambito dei culti agrari, era quella di “mangiare il dio” per acquisirne la forza o per perpetuarla. A tal proposito è bene parlare del mito di Cerere e Proserpina, che ben si inserisce in questo contesto.
La fanciulla, Kore, figlia della dea, rimane “intrappolata” negli inferi per aver mangiato dei chicchi di melograno, frutto dell’Ade e dunque del suo dio regnante. Kore diviene Proserpina, quindi, assumendo forse la forza del dio, e se consideriamo che ella simboleggia la primavera, e che sia la spiga che il melograno rappresentano l’abbondanza, si viene a creare un’armonica continuità e fluidità tra due aspetti apparentemente antitetici, la maturazione e la semina, se li consideriamo da un punto di vista intrinseco, divino e rituale. Kore diviene “la primavera dell’aldilà”, collegando le ombre alla luce, divenendone tramite, stabilendo un contatto con la vita, e questo simbolismo, questo processo e questa funzione si esplicano, appunto, nel seme, o nel chicco, di grano o di melograno, che arrivano quindi ad equivalersi, solo che il melograno assume la connotazione di “frutto proibito” (vi è un parallelismo tra la melagrana e la mela offerta ad Eva dal serpente), che è in verità al tempo stesso frutto e seme di somma Conoscenza e di nuovi orizzonti.
In Grecia, infatti, i defunti venivano associati al grano: in qualità di seme che ritorna nel grembo della Madre Terra, essi, se sepolti bene e accompagnati dalle preghiere dei vivi, avrebbero avuto la speranza di risorgere; così spighe d’oro venivano seppellite con loro, come un augurio e una promessa, mentre per i campi bamboline di frumento venivano custodite e venerate, a ricordare per tutto l’anno la speranza di rinascita a primavera.
In ogni caso da sempre, dal sacro al profano, il grano e il suo derivato, il pane, sono alla base dell’alimentazione sacra e sacralizzata, che avvicina al Divino.
La valenza di “abbondanza” del grano è esplicitata anche nell’abitudine di lanciare il grano sugli sposi, prima che questo venisse sostituito dal riso, come augurio di moltiplicazione, e in molte società, dall’età di Pericle ad oggi, figura una spiga di grano su alcune monete (si pensi alle vecchie 10 lire!), quando non si usava addirittura il grano stesso come merce di scambio o di compenso.
FONTI:
Sognato da Astralia
alle 14:36
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giovedì, 01 dicembre 2005
“Voi americani rimarrete sorpresi scoprendo che maggiore è la quantità di energia che riuscite a dare, più siete aperti per ricevere un’energia ancora più potente. La vostra società dei consumi vi educa ad accumulare, ma in realtà è il contrario di ciò che pensate. Siete convinti che il potere sia qualcosa a cui aggrapparsi, ma ciò non è affatto vero: se lo donate, diventate huaca, cioè sacri. Vi preoccupate troppo di tenere le cose, e questo è la vostra rovina. Il modo migliore di guadagnare consiste nello scambiare energia con un altro sistema vivente. È questo che mantiene in vita voi e la Terra.” da “Il Ritorno dell’Inka”, di Elizabeth B. Jenkins
Sognato da Astralia
alle 00:10
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LinKami

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'Io ho avuto un'esperienza...non posso provarla...non posso nemmeno spiegarla ma tutto ciò che conosco come essere umano, tutto ciò che io sono mi dice che è stata reale...Mi è stato dato qualcosa di meraviglioso, qualcosa che mi ha cambiata per sempre...una visione dell'universo che ci dice innegabilmente quanto piccoli e insignificanti e quanto rari e preziosi noi tutti siamo...Una visione che ci dice che noi tutti apparteniamo a qualcosa che è più grande di noi stessi e che non siamo...che nessuno di noi è solo...Vorrei tanto...che tutti quanti...sia pure per un solo momento potessero sentire quella venerazione...e umiltà...e speranza...ma...questo rimane un mio desiderio' - "Contact"