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..:: Il Sogno ::..
venerdì, 14 luglio 2006
citazioni, fotografie, simbologia, testi sacri
Dal punto di vista organico i capelli e le unghie dell’uomo sono costituiti dagli stessi elementi biochimici delle corna degli animali. Sono i raggi celesti, radici attraverso cui discendono nell’uomo le energie divine e la potenza che gli dà vita, raggi che diventano i rami dell’arborescenza alla sua sommità. I capelli sono simbolo di forza divina. La storia di Sansone illustra magnificamente la profondità di questa realtà. Consacrato a Dio fin dalla nascita, Sansone “non vide mai il rasoio passare sul suo capo”. La sua forza terrorizzava l’ “avversario”, simboleggiato dai filistei. Per dominare l’avversario Sansone lo sposa. Ritroviamo qui la legge che presiederà all’ “opera in nero”. Essa è ancor più evidenziata quando Sansone diviene cieco. Infine muore scotendo le due colonne su cui posava la casa dei filistei: sono i due poli della dualità che crollano. Animato d’una forza divina contenuta nei suoi capelli, primizie della corona, Sansone assume con la morte un aspetto della prima parte delle nozze d’Israele con il suo Dio. Ci ricorderemo come, nel passaggio della “porta degli uomini”, i reni simboleggiavano la forza, e come per i cinesi “i reni fioriscono nei capelli”! Arborescenza, fioritura: sì, i capelli sono tutto questo. Rigoglio della linfa, essi sono il fiore della sessualità. Parlando di capelli delle donne, l’apostolo Paolo evoca il turbamento che possono far nascere negli angeli… “I capelli della donna sono la gloria dell’uomo” dice, mentre “i capelli dell’uomo sono la gloria di Dio”. E raccomanda inoltre agli uomini di scoprirsi la testa nella preghiera, alla donna di restare velata (Corinzi 11). La calvizie – in ebraico qereha – ha per omonimi il ghiaccio e la gelata. Ora, se la capigliatura alla sommità del capo simboleggia la forza e il coronamento della sessualità, è interessante notare che, all’opposto, nel fondo della discesa agli inferi, alcuni viaggiatori, come Dante, incontrano il mare di ghiaccio, simbolo del denudamento totale. Penso che si tratti di un’esperienza analoga a quella che Sansone sperimenta quando, durante la notte della sua “opera in nero”, unendosi a Dalila – donna il cui nome è anch’esso legato alla notte -, viene da lei rasato. Le “sette trecce” dei suoi capelli sono tagliate. Rimane calvo, privato della sua forza. Ora, il Bar-do t’os grol consiglia a colui che deve risalire dal soggiorno dei morti e nascere di nuovo, di “staccarsi dalla matrice samsàrica” e di dirigersi verso “il regno della felicità suprema”, ossia “il regno della densa concentrazione, o il regno di-quelli-dai-lunghi-capelli”. Cosa sono la “ciocca di Allah” degli arabi, la treccia tradizionale dei cinesi se non il raggio di luce che li lega al cielo e il prolungamento sottile della colonna vertebrale? Tutti i riti concernenti i capelli hanno un senso sacro. Tali riti, incredibilmente numerosi nel tempo e nello spazio, vanno dal semplice gesto simbolico a tutto un arsenale di procedure magiche, il cui scopo è quindi nettamente legato alla sessualità di ordine profano. Il capello, il pelo – in ebraico sear – è il “principe”, il principio piantato nella “sorgente” dell’essere. “I capelli si radicano nei reni”, ma sbocciano nella corona. La parola sear, che indica il capello, il pelo, designa anche con un’omonimia saar, il “timore”, il “tremore” (il brivido davanti al sacro). Quando si trova nello stato di paura – e la paura non è altro che il riflesso caricaturale del timore davanti al sacro -, l’essere umano vede i peli rizzarsi, i capelli farsi diritti: tese tutte le antenne, è alla ricerca di un’informazione che potrà salvarlo da un evento su cui non ha il controllo. È un fatto ben noto ai biologi che i peli degli animali siano altrettante antenne che, una volta drizzate, li informano e li rendono sensibili a modulazioni vibratorie infinitamente troppo sottili per la residua capacità ricettiva dell’uomo moderno, in particolare in occidente. Del resto, l’essere umano così come lo vediamo noi, sembra aver perduto i peli e i capelli nel corso degli anni, nella misura in cui si è opacizzato rispetto al divino e, conseguentemente, ai mondi che lo circondano e che non sa più di portare in sé. Per contro, sono stati osservati casi di persone che avevano il dono della chiaroveggenza, e il cui sistema pilifero era particolarmente sviluppato su alcune parti del corpo. È certo che la crescita delle unghie e dei capelli prosegue ben oltre la morte biologica, e sembra obbedire ad una stimolazione biogenetica differente da quella che sovrintende alla vita degli altri tessuti. Tenuto conto dell’affabulazione popolare, numerose sono le leggende – ma vi si trova sempre una parte del contenuto corrispondente al vero – che ci raccontano di fenomeni di questo genere, specialmente nella vita dei santi. “Non si dice” riferisce il dottor Lacher “che la barba di sant’Uberto non cessa di crescere e che ogni anno, nel giorno della sua festa, il sacrestano gli rasi il mento”? L’oriente, sia cristiano che musulmano, potrebbe fornire molte testimonianze circa gli anacoreti scoperti in fondo alla loro grotta, morti già da molto tempo, in alcuni casi da anni: i capelli e le unghie avevano continuato a crescere. Questo fenomeno banale sarà forse accentuato negli esseri che hanno raggiunto un’alta evoluzione e in coloro che sono stati ritrovati in perfetto stato di conservazione dopo la morte? In quest’ultima ipotesi, l’abbondanza di capelli potrebbe essere legata alla santità (o a stati satanici che ne sono l’omologo al polo negativo)? Il problema meriterebbe uno studio del tutto particolare. La parola “capigliatura”, pera per i nazareni, è composta dalle stesse lettere-energie di ‘afar, la “polvere”, che abbiamo visto essere lo stato dell’uomo nella sua molteplicità, all’inizio della sua crescita. Ne abbiamo studiato il senso nel simbolismo delle ginocchia, le cui due piccole corone, alla nascita dell’uomo, promettono già la sua corona unica. A livello della testa, la capigliatura è questa corona; la molteplicità-polvere è divenuta unità. La stessa parola pera pronunciata paro’ significa “mettere a nudo, togliere il freno, sciogliere le briglie”… L’uomo coronato è in effetti totalmente libero, perché è divenuto totalmente somigliante e ha raggiunto i suoi archetipi. L’anarchico è colui che si crede libero per aver rifiutato ogni archetipo. La sua capigliatura è folle, nessun ordine la governa; oggi anche il suo colore a volte è demenziale. Se si occupa degli archetipi, la capigliatura prende forma di una cresta: è un corno incosciente. All’opposto di questa espressione di demenza infantile, una capigliatura opportunamente acconciata si sistema secondo un disegno che ne fa un diadema. Se Maria Maddalena asciuga con i capelli i piedi del Cristo che ha bagnato con le lacrime, se li unge con profumi, se, ancora lei, la sera della pasqua, versa sui capelli di Cristo “un profumo di puro nardo molto pregiato” (Marco 14,3), è in realtà l’umanità che ritorna dal suo vero sposo: getta i capelli ai suoi piedi e rompe il vaso d’alabastro che essa è, quando, totalmente realizzata, muore per esalare il suo profumo. Da tutta l’eternità, lo Sposo divino attende l’umanità sua sposa per coronarla. “Ecco, io l’attirerò e la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (…) Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa, nella giustizia e nel diritto, nella grazia e nella tenerezza” (Osea 2,16-21) “Sarai una splendida corona nelle mani del tuo Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio” (Isaia 62,3) Nella sua più eccelsa visione Giovanni riferisce: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna rivestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (12,1) Innalzata verso il cielo per mano degli angeli, dice la tradizione, la vergine Maria diviene la sposa. È incoronata dalle mani dello Sposo. Ella è l’umanità realizzata. È la primizia d’ognuno di noi. (Il simbolismo del corpo umano - Annick De Souzenelle)
Sognato da Astralia
alle 19:20
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LinKami

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